Opplà!

By on Ott 29, 2018 in Contemporaneità

Il giorno dopo la vittoria di Jair Bolsonaro, il nuovo Presidente del Brasile che preferisce un figlio morto piuttosto che gay, leggo che le opinioni di Noam Chomsky riguardo Chàvez e il Venezuela sono cambiate. Lo ha dichiarato nell’ultimo libro pubblicato in Italia (“Venti di protesta”) affermando che il Venezuela è un disastro con risvolti tragici. (La colpa? Inutile chiederlo, per Chomsky come sempre è del “capitalismo”).

Il linguista, il filosofo, il pensatore multidisciplinare, il politologo Chomskyè la persona vivente che può vantare il più elevato numero di citazioni nelle pubblicazioni di tutto il mondo. Ha scritto più di settanta libri e oltre un migliaio di articoli, spaziando dalla linguistica alla filosofia, dalla politica alla scienza cognitiva alla psicologia. E’ stato nominato professore associato al Massachusset Institute of Technology all’età di 29 anni ed ordinario a 32. Ha rivoluzionato la linguistica. Ha mantenuto per tutta la vita posizioni politiche “radicali”, e ciò ha portato moltissima gente, negli Stati Uniti e all’estero, a considerarlo, a seconda dei casi, un punto di riferimento o un traditore, un persona comunque della quale discutere, anche accanitamente”.

Solo gli imbecilli non cambiano idea, né ammettono dubbi, errori ed omissioni; così come solo gli ingenui si stupiscono della pertinacia nell’interpretare la realtà con le lenti farlocche dell’ideologia da parte di menti pur brillantissime. Per tacere della categoria degli eterni sedotti, quelli che perdono la testa per le Guardie Rosse, per poi fare autocritica e fidanzarsi con i vietnamiti, e infine innamorarsi dei severi cambogiani per poi scoprire che erano solo dei feroci tagliagole (ogni riferimento a Tiziano Terzani non è casuale).

Nessuna meraviglia dunque. Quello che invece non cessa di stupirmi è il fenomeno che sta alla base della loro autorevolezza al fuori del recinto delle loro reali competenze. La risposta che mi sono dato non è delle più rasserenanti: dipende dal nostro bisogno di una luce che indichi la strada, di una voce che esprima cosa è giusto e cosa sbagliato, cosa buono e cosa no. Esitanti e confusi, saremmo (siamo?) prennemente alla ricerca di una guida, di un “guru” come si diceva e si dice ancora con nefasto neologismo. Parafrasando Bertolt Brecht, beato il popolo che non ha bisogno di Guide, grandi o piccole che siano.

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