La storia infinita (1)

By on Ago 30, 2025 in Contemporaneità

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“Nel 1849 le armate russe comandate da Paskevic soffocarono la rivoluzione in Ungheria; l’influenza russa ebbe una parte determinante nella repressione dei moti rivoluzionari nelle altre province dell’impero austriaco e in Prussia; il potere della Russia in Europa raggiunse la sua punta più alta, e con esso il terrore e l’odio che ispirava a tutti i liberali e ai fautori delle costituzioni. Per i democratici di questo periodo la Russia era press’a poco ciò che le potenze fasciste sono state nel nostro secolo: il supremo nemico della libertà e del progresso, la sentina dell’oscurantismo, della crudeltà e dell’oppressione, il Paese denunciato più spesso e più violentemente dai suoi figli in esilio, il potere sinistro che aveva al suo servizio innumerevoli spie e delatori e del quale si scopriva la longa manus in ogni evento politico contrario allo sviluppo della libertà nazionale o individuale in Europa. Questa ondata di sdegno liberale rafforzò Nicola nella convinzione che col suo esempio, non meno che con i suoi atti, aveva salvato l’Europa dalla rovina morale e politica.”

Isaiah Berlin, “La Russia e il 1848” (Il riccio e la volpe e altri saggi, Adelphi)