I piccioni del signor Fan

By on Apr 1, 2020 in Comunicazione

David Ogilvy, uno dei più importanti teorici dell’approccio scientifico alla pubblicità degli anni’50, affermava che fare marketing consista nel dire la verità in modo attraente. Da allora il marketing è evoluto nelle forme e modalità che tutti conosciamo: rare le campagne basate sul concetto di verità, per non parlare di quelle che si distinguono per eleganza. Il video che mostra le argomentazioni del signor Urbano Cairo, impegnato a motivare (eufemismo) i propri dirigenti, è sintomatico come la tosse per il Corona, evento funesto che il sagace patron di RCS Media Group intende sfruttare a dovere. Così fan tutti? E’ questa la cifra culturale della nostra imprenditoria? Certo che no. Giorgio Armani e il duo Fedez-Ferragni, giusto per fare un esempio, hanno saputo trasformare in modo intelligente e solidale lo stress da Corona (il loro, in nostro) in opportunità: le loro consistenti...

Due o tre cose che so di lei ( 2)

By on Mar 30, 2020 in Contemporaneità

“Ti auguro di vivere in tempi interessanti” è una soave maledizione ebraica che ho citato più di una volta. Me ne scuso, ma è perfetta per questi anni che stiamo trascorrendo immersi nel bagno maria di cose interessanti; al punto da farci scordare persino il ricordo di tempi monotoni e insignificanti. Diciamo che “viviamo interessati” dai tempi delle Torri, quando l’impensabile apparve in slow-motion sui nostri monitor; quando l’inaudito assunse l’immagine del bancario di New York – camicia bianca aperta sul collo, bretelle d’ordinanza, cartone tra le mani – nell’atto di uscire dai Fratelli Lehman. Oggi l’impensabile sono i pesci nei canali di Venezia. È Times Square deserta. E’, molto più modestamente, via Paolo Sarpi a Milano desertificata di carrelli cinesi. Di norma, in tempi interessanti l’umanità si divide in tifoserie contrapposte. Oggi che i teorici...

E se domani

By on Mar 27, 2020 in Contemporaneità

Mentre serata dopo serata mi sciroppo il fantasioso “Freud” secondo Netflix, ho terminato di leggere “Freud in vita e in morte” (Bollati Boringhieri) biografia scritta da Max Schur il medico che accudì Freud negli ultimi anni di vita. Schur, giovane internista che si avviava a diventare psicoanalista, oltre ad una documentazione straordinaria per vastità e ricchezza, offre al lettore la vista di chi ha vissuto i fatti in modo vivo e diretto. Vicino in modo devoto ed affettuoso a Freud, Schur poté assistere in prima persona alla genesi di opere come “Il disagio della civiltà” pubblicata nel 1929, l’anno della grande crisi di cui gli austriaci avevano avuto una dolorosa anticipazione nell’immediato dopoguerra. Mi sono ripromesso di non parlare più della malattia e di concentrarmi sulle persone e quindi starò molto attento a non cadere nella trappola di parole come “guerra” (e di...

Sigmund Freud alla luce di Netflix

By on Mar 26, 2020 in Comunicazione

Ho visto la prima puntata della serie tv “Freud” trasmessa da Netflix. Diciamo subito che il giovane Sigmund impegnato nella caccia a un serial killer in compagnia di un ispettore e una sensitiva, c’entra con quello reale come la marmellata sui garganelli. Neppure Vienna, sordida e cupa come una qualsiasi Gotham City, ha nulla a che fare con la città di Francesco Giuseppe: alla fine del secolo nella capitale dell’impero austroungarico la gaiezza festaiola si sposava mirabilmente con la più sofisticata ricerca artistica, scientifica e culturale. Netflix ci propone invece una Vienna che assomiglia terribilmente (nel senso letterale) alla Londra untuosa di nebbia e smog di Jack lo Squartatore. (Il crimine, e non c’erano dubbi in proposito, la produzione lo commette nei confronti del povero Freud, descritto come un cocainomane disposto anche alla truffa pur di sostenere le sue tesi...

Raccontami una storia

By on Mar 23, 2020 in Contemporaneità

Credo sia stata Giulia, la ex-corta che mi somiglia, a rammentare che nel Decameron del morbo si parla sì e no nelle prime tre pagine. La peste è un presupposto, un pretesto che lascia immediatamente spazio alla narrazione che tutti conosciamo. È ciò che dovremmo provare a fare anche noi, sommersi da un virus che molto prima dei polmoni soffoca le menti. Spostare la narrazione dalla malattia alla vita, dalla tecnologia – ventilatori, respiratori, statistiche e curve epidemiologiche – alle scoperte quotidiane che i (fortunati) reclusi con il frigorifero pieno e la cantina fornita compiono quotidianamente. Mutare la prospettiva insomma, senza necessariamente dover ricorrere al moralistico “c’è chi sta peggio”, pensiero che ci perseguita dall’età dell’asilo (“non l’hai finita? pensa ai bimbi del Briafa che muoiono di fame!). C’è sempre chi sta peggio, l’approccio mentale delle...