Avevamo vent’anni

By on Mag 25, 2024 in Contemporaneità

Scrivo queste noterelle in un periodo difficile. Quasi tutto ciò in cui aveva creduto la mia generazione è andato in fumo. È doloroso ammetterlo, soprattutto per chi ha conservato per anni un’illibata fiducia nei confronti della Ragione e della Parola. Eppure è evidente anche a un cieco: la Storia con l’esse maiuscola (e spesso pure quella con la minuscola) non insegna nulla e di conseguenza nessuno impara da nessuno. Parrebbe un pensiero controintuitivo. In fondo siamo ben scesi dagli alberi, abbiamo inventato la carta igienica a tre veli, la macchina per la passata di pomodoro e persino il gelato da passeggio. Tuttavia le sceneggiate che avvengono nelle università americane, luoghi dove l’accesso al sapere costa decine di migliaia di dollari l’anno, prestamente scimmiottate dalle colonie europee, i deliranti comunicati stampa propal di movimenti LGTB o scoprire che la bandiera della...

La maranza di Rovazzi Fabio

By on Mag 20, 2024 in Comunicazione, Contemporaneità

Forse ve la siete già scordata, ammesso che l’abbiate mai saputa. Dunque, c’è un nuovo furbetto del quartierino, tal Rovazzi Fabio, che ha l’astuta idea di pomparsi la diretta Instagram (se non sapete cos’è ve lo spiega Salvatore Anzarulla qui). L’ideona è fingere di subire il furto del cellulare che stava usando (per la diretta Instagram). A me quello che fa o non fa Rovazzi Fabio interessa una cippa. Quello che mi riguarda (e quindi mi interessa) succede dopo: il video del (finto) furto viene immediatamente rimbalzato dai siti di news (Tg24, Repubblica, Stampa, Ansa, Fanpage, Corriere della Sera…). Partono i soliti pipponi sulla criminalità (sapesse signora mia quant’è criminale Milano) eccetera eccetera. E cinque minuti dopo (sempre su Instagram) il Rovazzi dichiara che era una finta. Un magheggio per pubblicizzare la sua nuova canzone. Insomma, una “supercazzola prematurata con...

Hanno la faccia come il chiurlo

By on Mag 18, 2024 in Comunicazione, Contemporaneità

Secondo Wittgenstein il significato di una parola è il suo uso in un particolare contesto; di conseguenza, il linguaggio altro non sarebbe che un insieme di “giochi linguistici”, attività costruita in base a delle regole, in assenza delle quali (aggiungo io) la comunicazione sarebbe impossibile. Che “gioco linguistico” sta dietro a parole come islamofobo e – lanciata nel mercato della comunicazione giusto in questi giorni – russofobo? Se trovo raccapricciante il governo (e i metodi di governo) della teocrazia iraniana sono islamofobo? Se provo orrore e disgusto per la pratica della sharia? E se ritengo che chiunque voglia vivere nell’Europa laica e democratica deve in primo luogo impegnarsi a rispettare le sue leggi a prescindere dal proprio credo religioso? Analogamente, se trovo raccapricciante il governo (e i metodi di governo) della Russia putiniana sono russofono? E se...

Una durata lunghissima

By on Apr 17, 2024 in Contemporaneità

A volte i libri non li scegli, ti vengono incontro scodinzolando come cagnoni in cerca di carezze. Sono i libri che mai avresti comperato né tantomeno letto. “Cuori e denari” di Giorgio Ruffolo che Einaudi ha pubblicato nel lontano 1999 – forse per motivi che esulano dall’editoria – è uno di questi. Mi capita tra le mani ad un passo dall’evento più drammatico che possa capitare a un libro, quando è giunta l’ora di gettare i volumi dei nonni e dei padri. E pure quelli – chissà, forse mai letti – dei figli. La mattanza – bisogna far spazio ad altri libri, altre letture, altri sogni – si consuma quando si chiudono le case dei vecchi e si è costretti a scegliere cosa salvare (“…un amuleto che tu tieni / vicino alla matita delle labbra /al piumino, alla lima: / un topo bianco, /d’avorio”). “Cuori e denari. Dodici grandi economisti raccontati a un profano” s’era salvato...