L’isola dei sognatori

By on Ott 15, 2026 in Contemporaneità

L’idea di progresso è una fesseria, una delle tante utopie incenerite dal fuoco e dal ferro del Novecento? Pare una domanda da “Osteria del Sessantotto”, questione lontana mille miglia dalle fatiche di un quotidiano deludente al punto da ammazzare ogni ottimismo e ogni volontà da apparire lusso di chi non ha problemi contingenti. Mi pongo queste domande perché ho sempre avuto il pallino del progresso e non mi sono mai rassegnato all’idea che anche “l’idea di progresso” altro non fosse che l’ennesimo inganno della cultura occidentale vittima della razionalità tecnologico-scientifica. L’ultimo numero della rivista “MicroMega” è dedicato al progresso. Ho copia/incollato sulla mia pagina FB il prologo della direttrice Cinzia Sciuto. Tra molte altre cose afferma: “senza una categoria comparativa e orientativa come quella di progresso, su quale base potremmo mai valutare se le condizioni di...

Carlotta canta, Speranza suona.

By on Ott 8, 2026 in Contemporaneità

Sarà forse a causa della “Giornata” di Aldo Cazzullo (al solito bravissimo) dedicata all’infinito Giacomo se la vista di casa Leopardi m’ha riportato alla mente i versi peraltro feroci di Guido Gozzano (“il cùcu dell’ore che canta, le sedie parate a damasco / chermisi… rinasco, rinasco del mille ottocento cinquanta!”) sicché, parafrasando, anch’io rinasco del mille novecento settanta; mi ci riportano a forza non il fascio di musiche antiche (“motivi un poco artefatti nel secentismo fronzuto / di Arcangelo del Leuto e di Alessandro Scarlatti”) ma i berci che il palestinismo divenuto postura d’ordinanza come accadde per l’eskimo e i ray-ban a goccia nei ruggenti Sessanta, modula con un’intensità che ha raggiunto il suo zenit in occasione dell’anniversario del 7 ottobre. (Conoscendo l’energia che ogni ideologia purché violenta e stupida riesce ad autoprodurre violando ogni legge...

Cuore su cuore

By on Set 26, 2026 in Contemporaneità

  Da sempre nutro un sentimento di viva simpatia, immagino generato dal sollievo che la loro opera produce, per chiunque indossi la divisa di spazzino. Simpatia venata dall’imbarazzo che provo ogni volta al cospetto di chi svolge lavori d’indubbia utilità ma di altrettanto innegabile condizione servile, imbarazzo penso generato dalla sensazione di vivere un privilegio immeritato; a tal proposito un amico sosteneva che i netturbini dovrebbero essere strapagati, contrariamente ai direttori d’orchestra per i quali il solo fatto di vivere di musica è già di per sé un clamoroso emolumento. (Immagino che gli amici musicisti non siano d’accordo, ma ugualmente il paradosso mi pare solido e corroborante: chi fa un lavoro sgradevole e di grande utilità sociale andrebbe (almeno) risarcito dal punto di vista economico). Mi considero sodale se non addirittura intimo dei netturbini (chiamarli...

Un carattere (anzi due) per gli italiani.

By on Set 8, 2026 in Contemporaneità

Viene chiamata estasi metacronica l’esperienza della coscienza “in cui una percezione sensoriale improvvisa genera una profonda epifania e un ricordo involontario, collocandosi in uno spazio del sentire che precede la conoscenza razionale e la vista”. ll concetto è legato all’universo di Marcel Proust e alle analisi critiche sulla Recherche di Francesco Orlando. Per dirla in soldoni e non rischiare di far scappare uno dei quattro sfaccendati che hanno il garbo di continuare a leggere le mie madeleine, diciamo subito che l’estasi metacronica più famosa è – appunto – quella che avviene quando il Narratore puccia nel tè una madeleine (dolce francese a forma di conchiglia bivalve) in una fredda giornata d’autunno. Parliamo chiaro: di estasi metacroniche indotte dalla memoria involontaria (o, più semplicemente, dal caso) ne abbiamo contezza tutti. Nel senso che a chiunque è capitato...