Cucciolo d’uomo?

By on Lug 1, 2017 in Comunicazione

Il mio amore per Renzi è tardivo. E come gli amori dell’età adulta, serenamente critico. Proprio perché gli riconosco il coraggio di cui è invece fisiologicamente priva una classe “dirigente” impegnata solo a durare, non gli perdono (non gli perdono più) errori di comunicazione grandi come autobotti. La comunicazione – aziendale, pubblicitaria, istituzionale, politica – è sempre il risultato di una riflessione, di un pensiero. Razionale, coerente, progettuale; oppure, come avviene purtroppo nella stragrande maggioranza dei casi, dettato dalla pancia. O peggio da consigliori modesti sino all’inadeguatezza. La comunicazione politica è, molto spesso, strumentale. E’ inevitabile. Non mi scandalizzo, è ovvio sia così. Il messaggio che Renzi ha sentito la necessità (il dovere?) di esprimere sul bambino inglese malato senza speranza, mi ha sbigottito. Credo e spero sia stato mal consigliato,...

Tempo d’esami

By on Giu 23, 2017 in Comunicazione

Pare che quest’anno il 94% degli studenti sia stato ammesso agli esami. Pare anche che la probabilità di passarlo sia altissima. Praticamente non si boccia nessuno. Leggo anche di transumanze truffaldine verso istituti dove la promozione sarebbe ancora più facile, praticamente garantita. Questo avverrebbe a Napoli città abituata ai miracoli. Nella stagione degli esami tutti gli anni i giornali dedicano agli esami di maturità molto spazio: le materie, i temi, la prova di matematica allo scientifico, i brani di latino e di greco. Con i commenti, le memorie (ah signora mia, sapesse ai miei tempi!) l’immancabile canzone di Venditti e tutte le altre che sono seguite, i tremori e i timori, e le foto delle belle scolaresche a capo chino intente sulle sudate carte (oh mio dio, quanto poco tempo ci resta!). Peccato che i giovani non leggano i giornali che neppure i loro padri leggono più....

Scopri il tacchino!

By on Mag 17, 2017 in Comunicazione

Non c’era certo bisogno di Mad Men per comprenderlo, anche se la serie ha rafforzato il concetto. Fare il mestiere del pubblicitario non è esattamente come cantare il gregoriano o stampare libri in braille. Giurare e spergiurare il falso, mutare opinione nello spazio di un mattino, cambiare casacca (leggi: brand) abbandonandola per servirne una più lucrosa, sono gli atti tipici (più che tipici: costitutivi) del secondo mestiere più antico del mondo. Tutti caballeros e contemporaneamente tutti puttane per un pugno di dollari in più (ma anche per un solo pugno e basta). Tuttavia, è stata forte la sorpresa, quando aprendo la sempre meno amata “La Repubblica” il giornale che presto smetterò di comprare, a pagina 24 è apparso il faccione di Hiroshi Kato. Fondo nero, foto bianco/nero virato seppia, head-line turchina; la quale urla (sì, urla: c’è il punto esclamativo) “scoprite la mia storia...

Il frutto del caso

By on Mag 13, 2017 in Comunicazione

Settimana ricca nel teatro della comunicazione. Aprono le danze le anticipazioni di un giornalista che non sarà ricordato per verticalità di postura. Un ministro della Repubblica avrebbe fatto pressioni all’ad di una banca (privata) affinché acquistasse un’altra banca (altrettanto privata) in palese difficoltà. Immediato plauso dei colleghi su Facebook, da tempo divenuto OUFI (organo ufficiale frustrati d’Italia). Coro: dimissioni, dimissioni! (Alle minacce di querela, segue immediata rettifica: le “pressioni” diventano “interessamento”, sia pur in presenza di un qual certo “profumo massonico”) Tre giorni dopo, la Serracchiani se ne esce con un’affermazione semplice sino all’ovvietà: lo stupro commesso da un rifugiato a cui è stata data ospitalità è più grave (degli altri stupri) perché ad un delitto se ne somma un altro, ovvero il tradimento dell’ospitalità. Alla tradizionale orgia...