Non so se sia più triste il viver misconosciuti e l’esser celebrati dopo la morte o il suo contrario, finire dimenticati dopo cotanta fama. Probabilmente un materialista duro e puro non avrebbe dubbi. Sceglierebbe la seconda e si godrebbe la gloria in vita, consapevole delle disgrazie che colpirono Baruch Spinoza e Søren Kierkegaard, della sorte toccata a Giordano Bruno, bruciato vivo ma oggetto oggi di fior di studi o di quella del povero Van Gogh, lo sciamannato olandese che in vita vendette un solo quadro. Mi faccio queste domande oziose per via del caldo e di un libretto – “Perdersi negli altri e nelle cose” lettere scelte di Benedetto Croce – che mai, sia detto subito per inciso, avrei pensato di léggere e men che meno di comprare. E quindi che scelta compirebbe il principale esponente del neoidealismo italiano, colui che dopo aver dominato per decenni la cultura...