Tu chiamale se vuoi

By on Mag 30, 2019 in Comunicazione

La scoperta dell’acqua calda. Come spesso mi accade, anche col “Game of Thrones” sono arrivato tardi. Totalmente immune da spoiler (forse che conoscere anzitempo la sorte di Madame Bovary nuoce alla lettura?) cerco di mettermi in pari prima dello spegnimento finale seguendo una media di circa trequarti di puntata al giorno saltandone tre, debitamente aggiornato sui fatti salienti (morti, fughe riuscite vs. riacchiappi, matrimoni, tradimenti, duelli, torture, crescita dei draghi…). Il guaio, come riconoscono molti suiveur, sono i dialoghi, banali e tautologici e l’andamento delle scene di collegamento, soporifere peggio di una sinfonia di Bruckner a farmi rimpiangere i perfetti tempi narrativi delle storie del maghetto, ennesima dimostrazione dell’intelligenza della Rowling anche nella scelta dei registi. I più scaltri, quelli avveduti, sostengono che la letargia dei dialoghi nasca...

Quando un Re muore

By on Lug 24, 2018 in Comunicazione, Contemporaneità

Ci sono fatti che fanno carriera. Cambiano status e si trasformano in marcatori. La malattia di Sergio Marchionne, la sua dipartita professionale e l’inevitabile rapida sostituzione, è un esempio perfetto. Non solo – come ha magistralmente documentato Michele Serra sulle pagine di Repubblica – testimonia l’ennesima separazione tra la così detta sinistra, ormai talmente scissa e conflittuale che neanche i Roses al tempo della loro guerra cinematografica, ma andando ben oltre i tradizionali confini degli odiatori da tastiera eccita le secrezioni di una categoria affatto nuova e sempre più vitale: i tuttologi. Un tempo, diciamo prima dell’avvento del web, questa categoria ontologica la incontravi davanti ai listini di Borsa: nasce da lì la fortunata espressione del mio amico Buddy “panino e listino”; oppure stazionava nei pressi dei “lavori in corso” sorvegliandone l’andamento...

Camicia rossa la trionferà

By on Lug 9, 2018 in Comunicazione, Contemporaneità

Cosa penso d’aver imparato ora che ho raggiunto lo status di PPA, piccolo pubblicitario anziano? Pensa e scrivi come se il prodotto (il servizio) che promuovi fosse destinato a te. Scrivi pensando con ostinata ossessione a chi leggerà le tue parole, sia essa cameriera o granduchessa. Pensa e scrivi (strategia di comunicazione, campagna, o semplice testo) per risolvere un problema non per realizzare un’opera d’arte (sic). La pubblicità non è un’opera d’arte. Non anticipa, segue. Non inventa, imita. Non scandalizza, rassicura. La pubblicità è come la tecnica: funziona (quando funziona). Pensavo ai quattro ferri del mio mestiere l’altrieri, il giorno delle camicie rosse. Le hanno indossate molte persone che conosco e stimo; persone con le quali è gradevole prendere l’aperitivo, scambiarsi un libro, visitare una mostra, accendere un piccolo flirt, cenare in terrazza, programmare una...

Il “MeToo” del Procuratore

By on Mag 8, 2018 in Comunicazione, Contemporaneità

La notizia potrebbe far sorridere. Eric Schneiderman, il procuratore generale di New York, che sposò la causa del #MeToo e fece causa ad Harvey Weinstein citando pure la sua società per non aver tutelato le dipendenti, è a sua volta accusato di abusi sessuali. Lui nega: “Sono stati giochi di ruolo consenzienti”. Le signore, quattro, sostengono di essere state picchiate (pure ripetutamente). Senza il loro consenso, beninteso. Una di esse sostiene anche di essere stata minacciata di morte se avesse interrotto la relazione. Ma quanto tempo libero e quante energie questi americani, verrebbe da dire. Sto (lentamente) leggendo un libro mirabile di Steven Pinker, cervellone del MIT. Si intitola “Il declino della violenza”, Mondadori, una mappazza di 885 pagine note comprese che a dispetto della mole (pesantezza mezza saggezza?) pagina dopo pagina si rivela essere lettura straordinaria....