EBREO. Figlio di Israele. Gli ebrei sono tutti quanti venditori di lorgnettes

By on Mar 6, 2026 in Contemporaneità

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EBREO. Figlio di Israele. Gli ebrei sono tutti quanti venditori di lorgnettes

(Gustave Flaubert, Dizionario dei luoghi comuni)

“Il 14% degli italiani concorda con l’ipotesi di espellere gli ebrei dall’Italia”. Questa notizia è contenuta nel rapporto annuale sull’antisemitismo in Italia, indagine prodotta dall’Osservatorio antisemitismo della Fondazione Centro Documentazione Ebraica Contemporanea (https://www.cdec.it/). La notizia non l’ho letta su un giornale, cartaceo o digitale che fosse, per la semplice ragione che i giornali non ne hanno parlato affatto, oppure l’hanno confinata in un trafiletto nelle pagine interne

La riscrivo così sono certo di averla compresa bene: “Il 14% degli italiani concorda con l’ipotesi di espellere gli ebrei dall’Italia”. Purtroppo il report prodotto dall’Osservatorio non indica di quali italiani si tratti: età, scolarità, professione, regione e luogo di residenza; sarebbe molto interessante tracciare una mappa dell’antigiudaismo italiano per stili di vita se non altro per ridurre la quantità di luoghi comuni che circolano sulla “questione ebraica”. Il primo e più coriaceo è il mito degli “italiani brava gente” contrapposto alla ferocia teutonica, imbecillità che certamente Flaubert avrebbe inserito nel suo “Dizionario”. (No, non siamo brava gente: non lo siamo stati in Abissinia quando innaffiammo di gas il Negus, e neppure in Croazia quando rivaleggiammo con i nazisti nell’arte della pulizia etnica.

Il secondo luogo comune riguarda il nostro tasso di rispetto per chiunque sia o appaia in qualche modo “diverso”. La diversità culturale, ovvero quella cosa che ti fa apparire in qualche modo al di fuori del mainstream sociale, è pochissimo tollerata nel nostro paese; lo testimoniano le aggressioni fisiche subite dai gay e la violenza antiebraica. Quest’ultima nel 2025 è cresciuta a dismisura. Secondo il report dall’Osservatorio antisemitismo “si evidenzia una normalizzazione dell’odio nei confronti degli ebrei che si manifesta attraverso un numero mai raggiunto prima di graffiti sui muri, sinagoghe e simboli ebraici vandalizzati e profanati, discriminazioni, intimidazioni, minacce e aggressioni fisiche. Dal documento emerge in maniera evidente la difficoltà di manifestare in maniera libera la propria identità in diversi ambienti, siano essi le aule universitarie, i mezzi pubblici, i luoghi di cura, le manifestazioni sportive, ristoranti o alberghi. Presentarsi con la kippà, parlare in ebraico, indossare una catenina con una stella di David o avere un cognome identificabile può condurre a episodi di marginalizzazione, a dinieghi di servizi e – a volte – anche a gesti aggressivi”.

Spiegare perché mai l’odio antiebraico sia esploso in modo così virulento è facile in modo imbarazzante. La spiegazione si chiama “Gaza”. Lo scrivo tra virgolette perché non è più (ammesso lo sia mai stato) solo un luogo geografico. Gaza è una metafora, meglio è una metonimia, creata per significare una continuità logica tra ebreo e Israele: tra la criminosità ontologica dell’ebreo – la razza che ha ucciso Gesù e che ama solo il denaro – e la tecnocrazia “coloniale” che stermina i palestinesi. Un cortocircuito il cui punto d’arrivo è l’accusa di genocidio: ora che le vittime sono diventati carnefici è pari e patta con la Shoah; ora finalmente possiamo gridare liberi e felici il fastidio che da sempre proviamo per gli eterni primi della classe, quelli che fanno spuntare l’acqua nel deserto, quelli che vincono premi Nobel con la facilità con cui noi scortichiamo un gratta e vinci, quelli che seppur accerchiati da armate soverchianti ogni volta umiliano i nemici come nell’Antico Testamento.

“Il 14% degli italiani concorda con l’ipotesi di espellere gli ebrei dall’Italia”. A pensare male si fa peccato, e io sono un peccatore talmente ostinato certo di andare all’Inferno; e quindi poiché un peccato in più non fa differenza non posso non chiedermi chi abiti in quel 14% maledetto, che italiani siano – di prima, seconda o terza generazione? – che mestiere fanno, cosa leggono, dove vivono. Ho scritto al CDEC, si accettano scommesse.

PS

“La lorgnette è un occhiale privo delle aste laterali per le orecchie, ma con una impugnatura a stanghetta, posta a lato. Il termine appartiene alla lingua francese e si riferisce ad un accessorio di moda in uso nel XIX secolo, soprattutto tra le donne benestanti, che ricorrevano ad esso per ovviare a deficit di vista o per darsi un tono a teatro o nelle gallerie d’arte. È dotato di una o due lenti, un manico molto più lungo che nei Fassamano ed un’impugnatura spesso abbellita da incisioni o traforature”