Dubito, ergo sum?

By on Dic 22, 2025 in Contemporaneità

pirrone

Pirrone, chi era costui. Se non fosse stato la stella filosofica di Montaigne mai avrei saputo della sua esistenza. Pirrone di Elide, vissuto un trecento anni prima di Cristo, sostiene l’impossibilità di conoscere la verità ultima delle cose e la natura intrinseca della realtà; e di conseguenza invita alla sospensione del giudizio per raggiungere l’atarassia, ovvero la tranquillità interiore che annulla la sofferenza. Il filosofo ideale, dunque, per i periodi storici caratterizzati dall’assenza di certezze assolute. Zigmunt Bauman nel suo “La decadenza degli intellettuali. Da legislatori a interpreti” nel definire il relativismo della nostra epoca come una sorta di atteggiamento pirroniano, inferisce che nel corso del tempo le “epoche della certezza” si siano alternate a quelle del dubbio e dello scetticismo. Queste ultime si palesano quando “il mondo resta sospeso a una tregua e un compromesso difficili tra poteri in equilibrio precario, preoccupati della difesa dei rispettivi regni, piuttosto che di trovare una qualche giustificazione per conquistare quelli vicini”. Esattamente ciò che accadde ai tempi di Montaigne. Tuttavia, precisa Bauman, “quelle stesse fonti di consuetudini e pensieri umani che Montaigne ammirava gioiosamente come buone ragioni per la comprensione e la tolleranza reciproche, sarebbero state utilizzate in modo diverso: come casus belli, pretesto per una crociata culturale, grido di guerra di forze tese al dominio assoluto e bisognose di una verità assoluta che fosse all’altezza della loro ambizione”.

Da quanto tempo vige il relativismo scettico nella nostra epoca, beninteso in quella parte di mondo che può permettersi il lusso della libera varietà di convincimenti e opinioni, anche le più cervellotiche e balzane? Si potrebbe azzardare l’ipotesi che ogni idea forte, ogni certezza assoluta, sia venuta a mancare con l’avvento del pensiero debole, il figliol prodigo della post-modernità. Sembrerebbe un’ipotesi ragionevole, se non fosse che il pensiero debole – atteggiamento che presuppone una sorta di indifferente tolleranza per i valori e le idee altrui – oggi si trova a dover convivere con le narrazioni assolute che (come ai tempi di Montaigne) sono prodotte da “forze tese al dominio assoluto e bisognose di una verità assoluta che fosse all’altezza della loro ambizione”. Ogni riferimento alla fioritura di nazionalismi sovranisti, al suprematismo Maga, al Rússkiy mir di Putin e all’inestirpabile radicalismo islamista è inevitabile.

Alla maniera di Montaigne confesso che non sono i trumpiani e neppure i putiniani (o putinisti?) gli agenti delle mie paure. Quello che letteralmente mi priva di argomenti (e quel ch’è peggio anche del desiderio di esprimerli) è l’alleanza tra “pirroniani inconsapevoli” e nostalgici dell’assolutismo; detto in altre parole, la saldatura tra il populismo qualunquista e gli orfanelli dell’uomo forte nella lotta alla democrazia liberale. C’è chi denuncia complotti e nega la realtà, chi è pronto a scambiare la libertà in cambio della semplificazione; chi nega che l’uomo sia stato sulla Luna, chi si commuove ma solo per Gaza, chi è stanco delle lungaggini democratiche, chi ammira la solerzia cinese, chi teme di perdere il lavoro e vorrebbe combattere il padrone ma non sa dove abita, chi si sente più debole, più esposto, più indifeso ma non va a votare ché tanto sono tutti gli stessi, chi mangia solo italiano, chi la colpa è della Nato, chi è stufo della guerra che comunque fanno gli altri al posto suo. Eccetera, eccetera. Il peggior nemico? Quello che hai in casa. Giustifica ogni resa e ogni diserzione. Come l’ossido di carbonio prima addormenta le coscienze, poi uccide.

Chissà cosa direbbe Montaigne il pirroniano sorridente se potesse assistere allo scetticismo dei giorni nostri, lui che pur dubitando e contraddicendosi due volte al giorno seppe affrontare i tempi ferini delle guerre di religione con intelligenza, coraggio politico e compostezza morale odiando una sola cosa, i fanatismo e i fanatici. Altri tempi, altre tempre.