Sembra una barzelletta. Il 2 novembre 2023 l’Iran, il paese sequestrato dai pretoni islamici dove si impiccano gli omosessuali e si massacrano le donne a cui sfugge una ciocca di capelli, ha assunto la presidenza del Forum sui diritti umani delle Nazioni Unite. Praticamente come consegnare le chiavi dell’asilo al pedofilo. Inevitabile farsi due domande su cosa sia (su cosa sia diventato) l’Onu, l’organizzazione che tra i suoi dirigenti annovera pure la soave signora Albanese, la donna che vanta il maggior numero di cittadinanze onorarie italiane.
Sicchè ho chiesto a Google quanti paesi membri dell’ONU siano definibili “democratici. “Secondo il Democracy Index* su 193 Stati membri dell’ONU circa 24 paesi sono considerati “democrazie piene” (pienamente e solidamente democratici), ospitando circa l’8% della popolazione mondiale. Il resto dei paesi si divide tra democrazie imperfette, regimi ibridi e, in maggioranza, regimi autoritari. (L’ 8% della popolazione mondiale! C’è da svenire pensando alla botta di culo che ci è capitata nascendo senza merito alcuno nella parte giusta del pianeta).
Sento già gli strali di cozzolino91 e di pissi-pissi85 che mi accusano di essere un maschio bianco anziano paternalista, e l’Economist di giornalismo post-coloniale. A loro rispondo seguendo l’insegnamento dell’immortale Max Catalano: “è molto meglio essere fermati da un poliziotto danese che da uno nigeriano; è molto meglio passare una notte in guardina a Oslo invece che a Mosca; è molto meglio essere giudicati in un tribunale australiano che in uno cinese”.
Dopo aver imparato (di nuovo per la prima volta) che la Giornata della Memoria riguarda noi “gentili”, credo sia ora il caso di comprendere che l’Onu è un’istituzione farlocca, fallimentare come la defunta Lehman Brothers e le dichiarazioni dell’ineffabile Segretario António Guterres lacrime nella pioggia.
*Democracy Index (Indicatore di Democrazia) è calcolato dal settimanale The Economist che esamina lo stato della democrazia in 167 paesi. L’indagine si concentra su cinque categorie generali: processo elettorale e pluralismo, libertà civili, funzione del governo, partecipazione politica e cultura politica.
