È noto che i grandi poeti sono anche grandi saggisti. Iosif Brosdskij non sfugge alla regola che lo accomuna a Leopardi, Auden e Montale, giusto per citare quelli che amo di più. Oltre a risultare imprescindibile per la comprensione di poeti come Robert Frost (il commento di Brosdskij a “La sepoltura in casa” è magistrale) il suo talento si manifesta anche nelle profezie di carattere politico. Lo scopro leggendo “Conversazioni”, miscellanea di interviste che vanno da 1970 al 1995.
Come sostiene la curatrice Cynthia Haven nell’introduzione “non appena toccano il suolo straniero gli esuli corrono il rischio di diventare irrilevanti. Nel nuovo ambiente l’interesse per le questioni di vita o di morte che li hanno costretti a partire è marginale; la loro voce dipende da un traduttore. Dopo l’espulsione dall’Unione Sovietica nel 1972 Brosdskij ha però imboccato una strada meno convenzionale. Rigettando la sua condizione di profugo spaesato, si è convertito, come ha detto lui stesso, in “un poeta russo, un saggista inglese e, chiaramente, un cittadino americano”. Credo si debba a questa scelta non solo l’originalità di pensiero ma anche l’arte del “parlar chiaro e diretto” con cui B. esprime opinioni e giudizi estetici prim’ancora che etici; per quanto riguarda la geo-politica, contrariamente a chi riteneva che la contrapposizione sia quella classica tra capitalismo e comunismo – ed era la stragrande maggioranza – Brosdskij è invece dell’idea che in un futuro prossimo lo scontro si manifesterà tra il mondo mussulmano e quello occidentale. Alla fine degli anni Settanta non era una profezia tra le più facili.
(Mentre leggo le conversazioni di Brosdskij e mi appunto note per le prossime madeleine (cos’è la poesia? che mestiere fanno i poeti? come si fa poesia?) una qualche newsletter mi informa della dichiarazione del Ministro della Difesa pakistano: “Israele è un male e una maledizione per l’umanità, e mentre si tengono colloqui di pace a Islamabad, si sta compiendo un genocidio in Libano. Prego che coloro che hanno creato questo Stato ‘canceroso’ sulla terra palestinese per liberarsi degli ebrei europei, brucino all’inferno.” Gioco, partita e incontro.)
