La storia infinita (3)

By on Set 2, 2025 in Contemporaneità

breznev-honecker

Morto Stalin, l’opera di Stalin non morì. Allo stesso modo non era morta, a suo tempo, l’opera di Lenin. Lo Stato senza libertà costruito da Stalin vive. Non è sfuggita di mano al partito da lui creato la potenza dell’industria, delle forze armate, degli organi repressivi. Incrollabile, la non-libertà trionfa, come prima, da mare a mare; non il minimo scrollone ha subito la regola dell’onninvadente «rappresentazione teatrale»; continua ad essere in auge lo stesso sistema di elezioni; i sindacati operai sono sempre alla catena come schiavi; come un tempo i contadini mancano di qualsivoglia libertà e del passaporto interno; l’intelligencija di un grande Paese continua – con tutto il suo talento – ad affaticarsi, mormorare, ronzare, confinata in anticamera. Lo Stato continua ad essere governato dalla stanza dei bottoni… Certo, molte cose si son dovute cambiare, era inevitabile, non si poté farne a meno.

Lo Stato senza libertà è entrato nel suo terzo stadio: Lenin lo ha messo in cantiere, Stalin lo ha innalzato. Ed eccoci al terzo stadio: lo Stato senza libertà è costruito; come dicono i costruttori: entra in uso.

Molte cose, indispensabili durante la costruzione, sono diventate ora inutili. Passato è il tempo in cui si eliminavano dal terreno del cantiere le vecchie casucce, insieme eliminando – costretti a emigrare, deportati – gli abitanti delle palazzine, delle casette, delle casupole, delle casone abbattute.

Nuovi inquilini abitano ora il grattacielo. Certo, molto è ancora da finire, ma non è necessario ricorrere continuamente ai metodi di sterminio del grande capomastro, del vecchio padrone. Le fondamenta del grattacielo – la non-libertà – sono, come prima, incrollabili. Cosa accadrà in seguito? Quelle fondamenta sono davvero così incrollabili? È nel giusto Hegel? È davvero razionale tutto ciò che è reale? È reale la disumanità? È razionale?

Vasilij Grossman, “Tutto scorre…” (Adelphi)