Natale è alle porte

By on Giu 9, 2026 in Contemporaneità

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Non faccio grande attenzione agli anniversari. Oggi mi sono accorto che sono passati 35 anni dalla nascita del World Wide Web, quando il CERN di Ginevra rese la rete accessibile al grande pubblico grazie alle pagine grafiche e ai siti web. Qualcuno sostiene che data la nascita sia da posticipare al 1995 in coincidenza con la caduta le ultime restrizioni all’uso commerciale di Internet, ma fa lo stesso.

Non ricordo l’anno, ma benissimo lo stupore. Una sera i miei amici fisici (uno di loro leggerà queste note qui su FB) mi fecero entrare nelle loro stanze all’INFN di Milano; dai loro computer in collegamento diretto con il FermiLab di Chicago ebbi il primo assaggio del web, quella cosa nata da ragioni militari prima ed esigenze di comunicazione scientifica poi, che cambiò il mondo.

Poiché faticavo a capire, sono sempre stato un tecno-deficiente, DP il più entusiasta fra loro si collegò con un negozio di fiori in California. “Ecco, vedi?”, mi spiegò “Puoi ordinare fiori direttamente in America!”. Non avevo nessuno a cui spedire un mazzo di fiori e, stupido o stupito che fossi, mi pareva che sarebbe bastata una telefonata sia pure intercontinentale; oltretutto DP non era proprio il tipo che spedisce fiori. Insomma, per farla breve non avevo capito una mazza. Il guaio è che non avevano capito nulla neppure le forze politiche del nostro paese. Sicchè, mentre gli artigianelli come me si diedero una rapida smossa e iniziarono a progettare siti web, istituzioni, governi e partiti politici – di centro, di sinistra e pure di destra – ficcavano le loro graziose testoline nella sabbia come dicono facciano i pennuti corridori in caso di pericolo.

Oggi perdute le buone vecchie sponde scientifiche sono tuttavia in grado di comprendere da solo il significato dell’acronimo AI, che noi parlanti una variante volgarizzata della lingua latina amiamo chiamare IA, fingendo che il nostro idioma conti davvero qualcosa. Il guaio, più grosso del campo centrale del Roland Garros, è che le istituzioni, i governi e financo i partiti politici (ammesso che esistano ancora) continuano a comportarsi come 35 anni fa con l’avvento del Web. Non comprendono (non vogliono comprendere?) che l’intelligenza artificiale è la nuova frontiera, il nuovo modo di fare ricerca, produrre, commerciare, difendersi. Invece di alzare il telefono e mettere intorno a un tavolo le dieci persone più competenti (che in genere sono anche le più intelligenti) del paese, si preferisce commentare l’enciclica del Papa, puntare il dito sui nuovi Terminator, presupporre come da tradizione europea norme, condizioni, vincoli. Come se sul finire del Medioevo l’Associazione Castelli & Fortificazioni avesse intimato il divieto per via giudiziaria all’uso dell’artiglieria pesante.

Il guaio, questa volta ben più grosso dell’intero Roland Garros, è che le istituzioni, i governi e financo i partiti politici non solo “così fan tutti”, ma fanno così ogni volta che la questione riguarda l’innovazione e il cambiamento. Ovvero il progresso. Che si tratti di digitale, politica industriale, AI, nucleare o fine vita, istituzioni, governi e partiti politici scelgono di rinviare, di rimandare, di “troncare e sopire”. Perduti dentro il sogno della grandezza dei nostri tremila anni di storia, eredi di umanesimo che non c’è più, siamo il Belpaese che non legge, non studia, non si schiera. Salvo quando “schierarsi” significa appendere una bandierina sul balcone e sparare qualche cazzata in libertà di cui nessuno in nessun caso chiederà poi conto.

Di nome la nostra è una democrazia liberale. Di fatto le istituzioni, i governi e i partiti del nostro paese temono l’aggettivo “liberale” molto più che una sconfitta elettorale. Indistinguibili gli uni dagli altri se non per posture e slogan identitari svuotati di senso e significato, scelgono di non scegliere: chi ci ha provato ha sempre perduto. Il paese dove si è smesso di nascere ma è vietato morire, il paese con il più alto debito pubblico e la più bassa produttività, scivola nel Grande Indifferenziato del Tirare a Campare.

Mi rileggo. Poi mi guardo allo specchio che ho in studio. È con me da cinquant’anni, minimale, quattro pezzi di legno: oltre che tecno-povero sono forse diventato anche neo qualunquista? (Poi mi viene in soccorso una definizione, secca e coraggiosa come colei che l’ha pensata e scritta: “La politica si fonda sul dato di fatto della pluralità degli uomini”). Coraggio, Natale è alle porte.