Nato a Venezia

By on Giu 9, 2024 in Comunicazione, Contemporaneità

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Immaginate di essere nati a Venezia da genitori e nonni veneziani. E di sentivi chiedere ogni qualvolta pronunciate il vostro nome se siete italiani. È quello che è successo nell’infanzia e nell’adolescenza a Gadi Luzzatto Voghera, ebreo veneziano di Venezia.

Allenato sin da piccolo a dare risposta a domande imbecilli, da grande Gadi Luzzatto Voghera ha continuato ad occuparsi di quesiti. Senza dubbio molto più complessi, anche se spesso altrettanto imbecilli. Stufo di dover, immagino quotidianamente, rispondere a domande tipo “Gli ebrei si considerano il popolo eletto, quindi sarebbero una razza superiore?” e “qual è la differenza tra un’affermazione antisemita e un’affermazione critica?” ha scritto una piccola guida intitolata “Sugli Ebrei. Domande su antisemitismo, sionismo, Israele e democrazia”. Si tratta di 129 pagine (Bollati Boringhieri) messe in vendita al modico prezzo 13 euro (uno spritz e trequarti).

Gadi Luzzatto Voghera, veneziano di Venezia, è il Direttore della Fondazione Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (CDEC). Pur non avendolo mai incontrato, ho la certezza che se ci incrociassimo in un sottoportego lo riconoscerei d’acchito. Da come scrive (dallo spirito con cui scrive) mostra bene in vista le stigmate dell’illuminista, colui che nutre un’inesausta fiducia nella Ragione e nella Parola. Ne dà appunto testimonianza “Sugli Ebrei”, compendio di storia, civiltà e cultura ebraica “for dummies”. Il libro è suddiviso in due parti: la prima (“contro la semplificazione”) dà conto delle complesse ramificazioni della civiltà ebraica; la seconda (“domande che meritano risposte”) affronta con pazienza e pacatezza lo smisurato repertorio di ignoranza prodotto in duemila anni di storia.

Un libro perfettamente inutile, verrebbe da dire: i razzisti non leggono, non studiano, non si fanno domande. Se leggessero avrebbero imparato da un pezzo che le razze sono un’invenzione (razzista) di fine Ottocento; idem i complottisti, quelli che “la finanza ebraica” e i pro-pallisti dal fiume al mare, per non parlare di chi ancora oggi accusa gli Ebrei di aver scannato Gesù. A chi serve il paziente documentare di Gadi? Agli ignoranti come me, ai curiosi che non s’accontentano del sentito dire, certo. Ma poi? Si tratta della solita minoranza, insignificante e marginale vista la caterva di insulti di cui è fatta oggetto la Senatrice Segre senza che le famose “larghe masse antifasciste” si sentano in dovere di levare la propria voce.

Nei giorni scorsi, sulle pagine di quello che ritengo sia il più interessante quotidiano italiano, Alfonso Berardinelli scriveva: “Sono cresciuto nell’ultima epoca della storia in cui leggere e saper leggere erano il cuore della cultura, e ora mi risveglio in un mondo nel quale nessuno (cioè un’esigua minoranza) ama leggere, e i libri continuano da decenni a perdere il loro magnetismo, la loro capacità di attrazione e seduzione, il loro valore. Il libro non è più un oggetto di culto”. Inevitabile pensare che oggi i nazisti eviterebbero di bruciare in piazza i libri e anche la sinistra profezia di Fahrenheit 451 non abbia più senso. Forse che il culto dei libri fiorisce solo dove i lettori finiscono in galera? (Nel frattempo resto in attesa di essere smentito da qualche docente impavido al punto da imporre ai propri studenti la lettura di “Sugli Ebrei. Domande su antisemitismo, sionismo, Israele e democrazia”. Segue dibattito).