Quello che più mi ha colpito dell’ultima edizione del 25 Aprile non è la vicenda dell’idiota ad aria compressa: un cretino a 18 carati non si nega a nessuno, quindi nemmeno alle comunità ebraiche; e neppure le bandiere palestinesi, gli slogan pro-Hamas e la speciale ospitalità riservata alla Brigata Ebraica. Sono vent’anni buoni che i pro-pallici sputano saliva e insulti, e avevo vent’anni quando certa sinistra definiva “atto di resistenza” la strage degli atleti israeliani all’Olimpiade di Monaco.
Quello di cui non so capacitarmi è l’odio che riscuote a man bassa l’Ucraina e l’indifferenza riservata alle donne e agli uomini che in Iran rischiano la forca. Quello che non capisco è l’amore incondizionato che riscuote la Russia eterna di Putin, il luogo più triste e più disperato della terra. Credo sia questo il dato più incredibile. Schieramenti politici che dichiarano di appartenere al campo della Sinistra si scagliano contro l’aggredito sostenendo le ragioni dell’aggressore. Un aggressore che bombarda ospedali e abitazioni civili, stupra, rapisce, massacra, nasconde in fosse comuni. Nulla di nuovo né di diverso da quanto l’Ucraina sperimentò nel ’41 nell’invasione nazista. L’amore per la Russia di Putin non ha neppure bisogno della “scusante ideologica”, la difesa del socialismo dagli agenti del capitalismo imperialista, la fola usata per giustificare le aggressioni di Ungheria, Cecoslovacchia, Afganistan. I nipotini di Stalin amano Putin e il putinismo con la stessa intensità con cui odiano l’Occidente.
Quello che mi stupisce (ma sto mentendo: ormai non mi stupisce più) è l’incapacità del più importante partito della sinistra di prendere le distanze. L’impossibilità di gridare chiaro e forte noi con questo lerciume non c’entriamo, non abbiamo nulla in comune, né storia, né passato né tantomeno futuro; noi democratici sosteniamo il popolo e il governo ucraino perché l’Ucraina è parte di noi, perché sta combattendo anche per noi, perché siamo europei e la democrazia liberale è il significato primo di Europa. Quello che mi stupisce (ma sto mentendo: ormai non mi stupisce più) è l’incapacità del più importante partito della sinistra di distinguere tra Israele e il governo di Israele, tra il popolo israeliano e i mascalzoni d’Israele (mascalzoni a 18 carati non si negano a nessuno, quindi nemmeno alle comunità ebraiche) tra le parole “sionismo” e “suprematismo”, tra le forze di progresso e quelle della reazione.
(Desideravo scrivere una madeleine su Brodskij e la Achmatova, sulla Russia eterna che – dal “Giogo tataro” allo zar, dai bolscevichi ai ladroni di Boris El’cin e da questi ultimi alla democratura mafiosa di Putin – non cambia mai. Ma invece)
