Tradimenti

By on Lug 25, 2020 in Filosofia

“Il nazionalismo è il veleno del nostro tempo. Ha portato l’Europa sull’orlo della rovina. Trascina i nuovi stati dell’Asia e dell’Africa come lemmings impazziti. Dichiarando di essere un cittadino del Ghana o del Nicaragua o di Malta un uomo si risparmia i fastidi. Non deve più arrovellarsi a scoprire chi è, dov’è la propria umanità. Ogni spinta di massa della politica moderna, ogni progetto totalitario, si basa sul nazionalismo, sulla droga dell’odio che induce gli esseri umani a mostrare le zanne dai due lati di un muro, di dieci metri di terra squallida. Anche se va contro la sua volontà tormentata, la sua stanchezza, l’ebreo – o almeno qualche ebreo- può svolgere un ruolo esemplare. Mostrare che mentre gli alberi hanno radici, gli uomini hanno gambe e sono uni gli ospiti di altri. Se non vogliamo che il potenziale della civiltà venga distrutto, dovremo sviluppare delle...

Le parole fra noi leggere

By on Lug 13, 2020 in Filosofia

Ci sono parole che hanno conosciuto i fasti della gloria al punto di divenire sinonimi di categoria filosofico-politica. Una di queste è “progresso”, lemma esaltato dall’esplosione positivista di fine ‘800, caduto nelle polvere largo circa al termine della prima guerra mondiale e tutt’ora considerato un’ingenuità grossolana dal pensiero post-modernista contemporaneo. Il tema del progresso, l’idea stessa di progressione intesa quale miglioramento umano e sociale, scatena reazioni unanimi dalle curve degli apocalittici quanto degli integrati. Per i primi parlare di “progresso” dopo la crisi economica e la pandemia è folle più che insensato; per i secondi, nostalgici delle tradizioni nazionali (quali che fossero) il sogno è semmai il regresso, il ritorno perché il “prima” è sicuramente meglio del “dopo”. Per entrambi la colpa è comunque della scienza e della tecnica: disumanizzata e...

Mister Sacco

By on Lug 5, 2020 in Contemporaneità

Da qualche settimana nello spazio dedicato ai Peantus il Post.it pubblica uno degli episodi più significativi della striscia: la storia del successo di Charlie Brown nelle vesti di “signor Sacco”. Antefatto: al bambino tira-e-molla è comparsa una voglia spaventosa a forma di palla da baseball sulla crapa. La nasconde indossando un sacchetto della spesa. Così concitato si presenta al campeggio estivo dove, incredibilmente, viene eletto “Presidente” dagli altri ragazzini e vive momenti di straordinario successo. Salvo scoprire che se si leva il sacchetto dalla testa la delusione degli astanti è più sicura di un lunedì di pasquetta sotto la pioggia. Nemo profeta in patria eccetera eccetera. Da qualche altra parte leggo che secondo il Desi (l’indice che misura l’economia e la società digitale delle nazioni europee) l’Italia si colloca quart’ultima. Dietro noi stanno, con rispetto parlando,...

Il caso e la necessità

By on Giu 7, 2020 in Letteratura

La scrittura è un mestiere peggio delle armi, non conosce soste né tregue. La scrittura come malattia e inutile cura della malattia: chi scrive per bisogno lo farà a qualunque prezzo. Proust si è letteralmente ammazzato vergando nel chiuso della sua camera da letto le minute striscioline di carta (“les paperoles”) che Céleste Albaret, la governante divenuta a sua volta scrittrice, incollava diligentemente sugli infiniti fogli di carta che diedero forma alla Recherche. Forse qualcuno pensa che per Kafka, stimato impiegato delle assicurazioni boeme, e per Joyce, squattrinato bevitore in esilio, o per l’arci-borghese Mann la scrittura non fosse una forma di inemendabile necessità? E per restare in ambiente domestico, forse che Fenoglio, corrispondente commerciale di una casa vinicola, Pavese e Calvino avrebbero potuto dedicarsi a qualcos’altro che non fosse la scrittura? Chi scrive...

Customer experience

By on Giu 4, 2020 in Contemporaneità

Riaprono i negozi. Quelli belli dove si va non per la sopravvivenza (pane, latte, carta igienica, sapone) ma per lo sfizio di guardare, tocchicciare, provare (se non è troppo complicato) e – forse – persino comprare. I bravi markettari de’ noaltri, compagnucci delle merende di qualche secolo fa, andavano pazzi per espressioni come customer experience, e i più fighi si facevano riconoscere sottolineando la necessità di esplorare anche (e soprattutto) il custom journey. Per non parlare dei famosi KPI che solo a pronunciarli – “chi-pi-ai” – provocavano orgasmi che Meg Ryan in “Harry ti presento Sally” al confronto spicciava loro casa. Più i markettari erano marginali, nel senso che esercitavano al servizio di contee insignificanti e nella gerarchia aziendale occupavano lo stesso posto delle oloturie nella biologia marina, e più spendevano questi termini non si sa se in modo più...