Idealista

By on Giu 27, 2021 in Comunicazione, Contemporaneità

La pubblicità, ormai lo sanno anche i paracarri, non ha mai inventato niente. Contrariamente ad ogni altra forma di comunicazione, la pubblicità non precede, non anticipa, non determina nessun cambiamento. Nel migliore dei casi lo annuncia. Come il solerte commercialista e l’avveduto notaio, la pubblicità annusa lo spirito del tempo e sagacemente lo rende manifesto. È stato così al tempo del “chi vespa mangia le mele” e del “cuore di panna”, campagne dedicate ad una nuova generazione di adolescenti finalmente liberi di scoprire (e in qualche misura pure praticare) sentimenti ed emozioni. Inutile (ingiusto?) chiederle di più. La pubblicità, soprattutto quella “buona” cioè fatta bene, misura la sua ontologia attraverso una sola metrica: le vendite. Tutto il resto – notorietà, reputazione, moralità – sono le fole che il bravo pubblicitario sa di dover raccontare (e, dall’altra parte della...

Ti conosco mascherina

By on Gen 28, 2021 in Comunicazione

Nel mercato della comunicazione contemporanea ci sono persone pagate profumatamente per intervenire in caso di sfiga. Se un ascensore si guasta e qualcuno ci rimette la pelle; se una partita di maionese è contaminata dalla salmonella; se la nave da crociera va alla deriva, intervengono gli esperti della così detta “gestione delle crisi” (i milanesi imbruttiti la chiama confidenzialmente crisis management). L’obiettivo del loro lavoro è semplice. Le strategie per conseguilo assai meno. In buona sostanza si tratta di difende la reputazione del brand e dell’azienda che lo esprime. Mestieraccio, ma qualcuno deve pur farlo. La storia della mascherina U-Mask posta sotto sequestro mi pare paradigmatica. Riassumo: l’azienda è indagata per frode; la tesi degli inquirenti è che la capacità di filtraggio sia inferiore (e di parecchio) a quella dichiarata (70-80% vs. 98-99%). Che fa l’azienda,...

Capitani coraggiosi

By on Gen 26, 2021 in Comunicazione

Leggo di un fenomeno nuovo per i media americani, si scoprono orfani di Trump. Le gesta, le sparate e le menzogne (secondo il Washington Post Trump ha mentito 30.573 volte) del più incredibile Presidente degli Stati Uniti d’America, hanno moltiplicato le tirature e gli abbonamenti dei giornali e fatto esplodere la share degli spettacoli televisivi. Una montagna di soldi che ora, con l’avvento della noiosa, prevedibile, ragionevole Amministrazione Biden, rischiano di andare il fumo. Come al solito, l’America ci imita. Dopo la pizza, la mafia e il Presidente Imprenditore, ora l’editoria Usa si scopre affetta della patologia che dopo venti anni di inesausta opposizione colpì “Repubblica” quando il Cav Banana concluse la sua parabola politica. Da un giorno all’altro il giornale scoprì di aver perduto insieme al Nemico anche la propria Identità. Così, anche se non è il caso di scomodare la...

Il lungo inverno del nostro scontento

By on Gen 4, 2021 in Comunicazione

Penso sia importante tornare a questa storia. Non riguarda solo il piccolo mondo della comunicazione, con le sue meschinerie e guerricciole tra bande, quanto quello incommensurabilmente più importante della vita civile. Senza informazione autorevole, affidabile perché verificata e verificabile, il delicato sistema che genera la formazione delle opinioni va in teratogenesi (era un sacco di tempo che avevo voglia di usare questo termine oscuro e terribile che letteralmente significa “generazione di mostri”; ecco, l’ho scritto e sono contento) e chi ritiene che la Terra sia piatta, i vaccini installino i 5G nella testa e, più in generale, che ogni forma di conoscenza e competenza sia al servizio della PFGP (Poteri Forti al Governo del Pianeta) considera ogni topica del sistema dell’informazione una colossale ennesima conferma delle sue tesi. I fatti: intervistato dall’attuale direttore...