È noto che i grandi poeti sono anche grandi saggisti. Iosif Brosdskij non sfugge alla regola che lo accomuna a Leopardi, Auden e Montale, giusto per citare quelli che amo di più. Oltre a risultare imprescindibile per la comprensione di poeti come Robert Frost (il commento di Brosdskij a “La sepoltura in casa” è magistrale) il suo talento si manifesta anche nelle profezie di carattere politico. Lo scopro leggendo “Conversazioni”, miscellanea di interviste che vanno da 1970 al 1995. Come sostiene la curatrice Cynthia Haven nell’introduzione “non appena toccano il suolo straniero gli esuli corrono il rischio di diventare irrilevanti. Nel nuovo ambiente l’interesse per le questioni di vita o di morte che li hanno costretti a partire è marginale; la loro voce dipende da un traduttore. Dopo l’espulsione dall’Unione Sovietica nel 1972 Brosdskij ha però imboccato una strada meno convenzionale....