Customer experience

By on Giu 4, 2020 in Contemporaneità

Riaprono i negozi. Quelli belli dove si va non per la sopravvivenza (pane, latte, carta igienica, sapone) ma per lo sfizio di guardare, tocchicciare, provare (se non è troppo complicato) e – forse – persino comprare. I bravi markettari de’ noaltri, compagnucci delle merende di qualche secolo fa, andavano pazzi per espressioni come customer experience, e i più fighi si facevano riconoscere sottolineando la necessità di esplorare anche (e soprattutto) il custom journey. Per non parlare dei famosi KPI che solo a pronunciarli – “chi-pi-ai” – provocavano orgasmi che Meg Ryan in “Harry ti presento Sally” al confronto spicciava loro casa. Più i markettari erano marginali, nel senso che esercitavano al servizio di contee insignificanti e nella gerarchia aziendale occupavano lo stesso posto delle oloturie nella biologia marina, e più spendevano questi termini non si sa se in modo più...

Sursum corda

By on Mag 18, 2020 in Contemporaneità

Sempre caro mi fu il Monumentale, il giardino più artificiale di Milano. Alberi d’alto fusto, qualcuno secolare, fischi di merli, gracchiare di corvi e cornacchie, furtive apparizioni di gatti, garriti di rondini. E poi, com’è noto e ovvio che sia, il gran teatro delle vanità, la secolare tenzone delle famiglie milanesi a colpi di architettura della memoria. Al tempo del Corona il cimitero dei milanesi doviziosi è se possibile luogo ancor più incantevole; domenica scorsa abbiamo compiuto il periplo incontrando solo due gatti e tre persone, per di più perfettamente mascherinate. Guardando e riguardando la statuaria delle tombe, molte delle quali esprimono un commovente disprezzo del ridicolo, mi sono sempre chiesto quale fosse il rapporto che legava gli artieri (chiamarli artisti mi par eccessivo) e i committenti. Il progetto veniva approvato da futuro defunto, oppure la scelta toccava...

La pubblicità al tempo del Corona (ovvero il Tamarindo aristotelico)

By on Mag 6, 2020 in Contemporaneità

Stavo sorseggiando un bicchiere di spuma al Tamarindo, bevanda inutile per la profilassi del Corona, ma gradevole e dissetante, quando l’occhio mi è caduto su una indagine di mercato condotta nel mese di marzo per misurare il gradimento degli spot “con il contagio”. Risultati bulgari come si diceva un tempo: come un sol uomo gli italiani reclamano il ritorno, cito letteralmente il report a ciò che la pubblicità “ha sempre proposto: un mondo ideale, allegro, positivo, dove le marche restano vicine al consumatore, magari proponendo nuovi servizi, ma regalando sempre un momento di svago”. Per carità di patria sorvolo sull’idea alla Carolina Invernizio che si sono fatti i ricercatori della pubblicità in Italia, ognuno si fa il film più utile al proprio orticciuolo; invece il pensiero corre alle allegre sere di clausura in cui la pub l’ho beccata facendo il salto (anche questo è uno...

“la bussola va impazzita all’avventura / e il calcolo dei dadi più non torna”

By on Mag 2, 2020 in Contemporaneità

Non ci siamo ancora iscritti al PPD, Partito Panificatori Domestici, per la buona ragione che la panificatrice è la Paola Maria, un’anarco-individualista che farebbe volentieri suo il motto “due ebrei, tre opinioni” se non fosse che le pare un poco inflazionato. Il tema del pane e dell’arte della panificazione domestica continua ad essere centrale nella vita degli italiani. Gruppi familiari variamente sparsi nella penisola si scambiano video di brodaglie biancastre spacciate per lieviti madre, foto di pizze, di pani alle noci, alla curcuma, brioche, focacce, torte di Nonna Papera; e i tutorial su come tirare la pasta annullano per numero e durata i video porno d’antan. Nel nostro piccolo per la felicità della Paola Maria abbiamo acquistato la tirasfoglia dell’Imperia e direttamente da Casa Spadoni un stock di 15 kg di farine assortite. Yuval Noah Harari non è tenero con le farine di...