Pochi giorni, fa inaugurando la torre più alta della Sagrada Famiglia, Leone XIV ha dichiarato: “i cristiani non possono fare la guerra”. Questo monito, non so quanto rispettato nonostante l’autorevolezza della fonte, mi è tornato in mente oggi lunedì, giorno di mercato in via Cesariano. Oltre alle bancarelle dell’agro alimentare, ai casalinghi e all’abbigliamento, se non piove c’è anche il banchetto dei libri: novità e saggi scontati e scontatissimi. Mi cade l’occhio (oggi è anche la giornata della metafora povera) sulla quinta edizione di “Guerre giuste e ingiuste. Una discussione morale con esempi storici” di Michael Walzer meritoriamente pubblicato da Garzanti.
Metto subito i piedi nel piatto (ve l’avevo detto che era giornata di metafora povera) e lascio la parola al novantenne più grande filosofo della politica statunitense: “A volte è giusto combattere, e a volte i soldati combattono in modo giusto. Nessuno che sia cresciuto durante la Seconda guerra mondiale può dubitare dell’esistenza di guerre giuste, oltre che ingiuste. Ma è altrettanto vero che a volte è sbagliato combattere, e a volte i soldati combattono in modi sbagliati”.
Dall’assedio di Melo (e conseguente massacro) nella guerra del Peloponneso, passando per il Vietnam sino ad arrivare a Gaza, la riflessione di Walzer tiene al centro la complessità della realtà. Lo fa, come sottolinea il sottotitolo, attraverso esempi storici, con concretezza e straordinaria luminosità analitica. Michael Walser è, insieme a Maurizio Ferraris, il solo filosofo contemporaneo che pensa e scrive filosofia in modo chiaro e perfettamente comprensibile. Ha novant’anni, che iddio ce lo tenga da conto ancora un po’.
La prima edizione di “Guerre giuste e ingiuste” è stata pubblicata nel 1977. Improbabile che Robert Francis Prevost, papa filosofo-matematico, non l’abbia letto. Lo so è impossibile, ma un confronto fra i due sarebbe interessantissimo.
