Quarantaquattro gatti

By on Dic 6, 2014 in Filosofia

“Non ci sono gatti, solo interpretazioni”. già questa sola illuminazione basterebbe a giustificare il prezzo del libro. Sostituendo una sola lettera di colpo ci si accorge dell’insensatezza del famoso aforisma nicciano “Non ci sono fatti, solo interpretazioni”. La frase che sembrava profonda (“non ci sono fatti”) appare ora falsa. E ci si chiede come mai una frase falsa (e per di più insensata) possa apparire profonda. Siamo a pagina 92-92 di “Spettri di Nietzsche” di Maurizio Ferraris, Guanda Editore. Un lavoro che non esito a definire fondamentale per chi senta la necessità di riflettere sulla storia intellettuale del Novecento. Storia di idee che diventano tragicamente “fatti” nella modernità spaventosa del così detto “secolo breve”.

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Leggere di filosofia per chiunque, anche per gli specialisti, è un impegno mai facile, anche se spesso reso vacuo e banale: poche discipline come la filosofia, e l’esegesi filosofica in particolare, consentono di ciurlare nel manico perché mettono in condizione l’autore di non dire rigorosamente niente ben protetto dalla vernice della scrittura così detta “tecnica”. (Accade regolarmente con gli scritti del professor Cacciari, vero specialista del “nulla da dire” detto in forma perfettamente criptica).

Leggere Ferraris non è esattamente come bere un bianchino al bar; ma Ferraris, come ogni studioso che ha realmente qualcosa da dire, ingaggia una partita dove la difficoltà per il lettore è data unicamente dalla quantità e dalla qualità degli stimoli. (Albert Einstein sostiene che non si può realmente dire di aver compreso un qualcosa fin quando non siamo capaci di spiegarla a nostra nonna.). In altre parole, la capacità di distinguere tra l’ontologia (quello che c’è) rispetto all’epistemologia (quello che sappiamo riguardo a quello che c’è).

 

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Ha senso leggere di filosofia, appassionarsi alla storia delle idee, tentare di capire il legame che esiste (quando esiste) tra idee e realtà, tra la storia del pensiero e i fatti degli uomini? Credo che la risposta migliore sia la parafrasi della risposta che il grande Keynes offriva ai petulanti: nel lungo periodo saremo certamente tutti morti, tuttavia nel frattempo vale la pena di tentare di comprendere il tempo che stiamo attraversando.