Epigramma a Stalin

By on Giu 23, 2024 in Letteratura

Viviamo senza sentire sotto di noi il paese Viviamo senza sentire sotto di noi il paese a dieci passi le nostre voci sono già belle e sperse e dovunque ci sia spazio per quattro chiacchiere si dà una mezza conversazioncina là ti ricordano il montanaro del Cremlino le sue tozze dita come vermi grassi come pesi di ghisa le sue parole esatte se la ridono gli occhioni di blatta e rilucono i gambali dei suoi stivali.   Attorno una masnada di gerarchi dal collo fino i favori di mezzi uomini sono il suo trastullo chi fischia, chi miagola, chi frigna lui solo spauracchio e picchia un decreto dopo l’altro elargisce come ferro di cavallo a chi nell’inguine, a chi in fronte, a chi nell’occhio o al sopracciglio è una pacchia ogni esitazione che decreta e un largo petto di osseta.   Osip Mandel’štam scrisse “Viviamo senza sentire il paese sotto di noi il paese” nel novembre 1933 subito dopo l’aver...

Leggere Kafka alla luce di Kundera

By on Giu 7, 2024 in Letteratura

“Praga, poesia che scompare” è un’operazione editoriale che commentatori più disinibiti definirebbero con spiccia metafora “grattare il fondo dei cassetti”. Com’è noto, Milan Kundera si è da poco accomodato nella bara; e com’è altrettanto noto, l’attimo editoriale (il nano-secondo che segna il passaggio tra la scomparsa di un autore e l’oblio della sua opera) va colto con stessa prontezza con cui al CERN acchiappano le particelle. Diciamo che, Calasso o non Calasso, in Adelphi sono abilissimi anche in questo. E che comunque 12 euro, il costo di uno spritz e mezzo, il volumetto li vale tutti. Il primo saggio “Praga, poesia che scompare” ricorda a noi comodi occidentali al di qua del muro la sparizione di una cultura unica. Correva il 1968 quando le truppe sovietiche invasero la Cecoslovacchia. Fine del mondo che aveva generato Kafka, Hašek e Janaček, gli artefici dei “tre pannelli del...

Riflessioni dopo un tentato assassinio

By on Mag 30, 2024 in Contemporaneità, Letteratura

Dove si parla dell’aggressione subita da Rusdhie, della fatwa promulgata da Khomeyni e di quanto sia vile il mondo Occidentale Quello Salman Rusdhie temeva è accaduto. Non l’aggressione conseguenza della fatwa, ma l’essere diventato come dice lui stesso “celebre non tanto per i miei libri, quanto per i guai che mi sono capitati”. Mi spiace, ma è esattamente questo il motivo per cui ho letto “Knife. Meditazioni dopo un tentato assassinio”. Dei suoi romanzi non mi sono mai interessato. Rusdhie è autore di narrativa ambientata prevalentemente nel continente indiano e viene apparentato alla corrente del realismo magico; dopo la sbornia sudamericana, dopo le vette raggiunte da Marquez, la parola mi fa venire un attacco di rosolia. Per quanto riguarda l’“ambientazione indiana” confesso che l’India di Kipling mi basta e avanza. (Fine della premessa). *** Perché dunque occuparsi di Salman...

Le mani di Primo Levi

By on Gen 17, 2024 in Filosofia, Letteratura

Gli editori sono una razza strana. Dobbiamo loro molto. Forse addirittura tutto quello che siamo. Da quando Gutenberg, un orafo specializzato nel conio delle monete, s’incapricciò dei caratteri mobili e si diede a stampare la Bibbia, non si sono più fermati nonostante il rischio assai concreto di finire in galera o sulla forca. Gli editori sono una razza strana. Potrei nominarne almeno una decina che ci hanno rimesso bei soldi e qualcuno pure la salute pur di seguire la pazza idea di “metter fuori” le idee che qualcun altro ha pensato e scritto. E già quel “metter fuori” suggerito dal dizionario etimologico ha un sapore vagamente ostetrico, con l’editore sorpreso nell’atto di favorire il parto di un fantolino. Cosa che molto spesso effettivamente è: pensiamo al munifico editore di Musil che l’ha (letteralmente) sostenuto per anni in attesa di vedere finalmente concluso “L’uomo senza...