Raccontami una storia

By on Mar 23, 2020 in Contemporaneità

Credo sia stata Giulia, la ex-corta che mi somiglia, a rammentare che nel Decameron del morbo si parla sì e no nelle prime tre pagine. La peste è un presupposto, un pretesto che lascia immediatamente spazio alla narrazione che tutti conosciamo. È ciò che dovremmo provare a fare anche noi, sommersi da un virus che molto prima dei polmoni soffoca le menti. Spostare la narrazione dalla malattia alla vita, dalla tecnologia – ventilatori, respiratori, statistiche e curve epidemiologiche – alle scoperte quotidiane che i (fortunati) reclusi con il frigorifero pieno e la cantina fornita compiono quotidianamente. Mutare la prospettiva insomma, senza necessariamente dover ricorrere al moralistico “c’è chi sta peggio”, pensiero che ci perseguita dall’età dell’asilo (“non l’hai finita? pensa ai bimbi del Briafa che muoiono di fame!). C’è sempre chi sta peggio, l’approccio mentale delle...

Metafore

By on Mar 20, 2020 in Contemporaneità

Inevitabile ripensare in questi giorni a “Malattia come metafora”, un piccolo libro pubblicato da Einaudi nell’ormai lontano 1979. In poche luminose pagine, la Sontag descrive non la realtà della malattia (quella più o meno la conosciamo tutti) e neppure la fatica del vivere con la malattia, ma le fantasie e i sensi di colpa elaborati intorno alla malattia e alla condizione di malato. Come ricorderanno le persone non più giovani, l’AIDS fu all’inizio inteso come la malattia riservata ai comportamenti criminali perché ritenuti contronatura (sic) degli omossessuali. La Sontag sostiene che il modo più adeguato (e più adulto) di affrontare la malattia consiste nell’essere liberi da pensieri metaforici: la tubercolosi, terribile flagello divenuto però simbolo di raffinatezza romantica, contrapposto al cancro che è “il barbaro che è noi”, parola che ha finito con l’assumere il significato di...

Due o tre cose che so di lei (1)

By on Mar 14, 2020 in Contemporaneità

È stato e continua ad essere il banco di prova più difficile. Parlare in modo sensato di qualcosa di cui chiunque sa davvero molto poco, è un’impresa catastrofica. Tuttavia se io, voi e un qualsiasi altro sensato cittadino ha il dovere di starsene zitto, chi governa (dal latino gŭbĕrnare, dal greco κυβερνάω “reggere il timone”) ha invece il dovere di informare e in qualche modo indirizzare. “Comunicare” in modo onesto ed efficace è uno mestiere complicato. Il solo però che tutti – dalla portinaia al signor Amministratore Delicato – si sentano capaci di fare. (Purtroppo, come insegna De Andrè in “Bocca di rosa”, per fare il mestiere ci vuole anche un po’ di vocazione e come ben sappiamo la vocazione è come il coraggio di Don Abbondio). Tralascio di citare gli esempi catastrofici, menzogneri e anche quelli più banalmente ciarlataneschi: le varie chat li stanno distribuendo a nastro e,...

Una festa

By on Mar 5, 2020 in Contemporaneità

Certo, domenica scorsa avranno pensato che fosse tutto finito. L’ho pensato anch’io recandomi senza troppo pensarci all’Ikea. Dovevo sostituire un gancio, uno di quelli con la coda e le zampe che si attaccano al muro. C’era il mondo all’Ikea, il mondo placido e tranquillo di chi passeggia nei corridoi artificiali senza fretta e senza (apparente) meta. Mentre io le avevo entrambe, la fretta e la meta. Ma non sono (non siamo) tutti così imbecilli a Milano. Semplicemente non avevamo compreso che le strade vuote di Wuhan, risultato di un coprifuoco militare imposto ad una città di 11 milioni di abitanti, non era (solo) il frutto del dispotismo asiatico, ma una necessità. La malattia, questo genere di malattia, si affronta così. Chi appartiene alla mia generazione ricorda la crisi petrolifera del ’73, la fine dell’innocenza e gli anni di piombo che seguirono. C’era incredulità e stupore in...