Sono sempre stato alla larga da Svjatlana Aljaksandraŭna Aleksievič. Non tanto e non solo per la diffidenza che il Nobel mi ispira. Non sapevo quasi nulla di lei, se non che le sue inchieste giornalistiche avessero toccato il nervo scopertissimo di Aljaksandr Ryhoravič Lukašėnka, più noto come Lukašenko, l’uomo che dal 1994 regge con mani di pietra le sorti post-sovietiche della Bielorussia. Sono un’anima vile. Dopo l’immersione nelle cime abissali di “Vita e destino” di Vasilij Grossman avevo deciso che bastava così e che della Aleksievič potevo fare a meno. (Un inatteso sostegno alla mia tesi giunge da Vladimir Nabokov. Nelle “Lezioni di letteratura” tra le molte altre cose il più grande scrittore russo in lingua inglese afferma: “Non dovremmo mai dimenticare che l’opera d’arte è sempre la creazione di un mondo nuovo, e che la prima cosa da fare sarebbe studiare quel...